Warning! Questo è per palati fini eh…
Sono cosciente: non tutti saranno in grado di apprezzare l’imponderabile contenuto trash di quello che sto per scrivere, è ‘na roba troppo de nicchia. Nondimeno sono certo che chi si trova su determinate lunghezze d’onda ne riconoscerà appieno il valore e ne godrà come una quaglia!
Piccola premessa per contestualizzare. Come molti di voi sanno, esistono svariate tipologie di letture. Abbiamo, in primis, il libro “maratona-di-new-york”, da affrontare solo ed esclusivamente nei giorni di ferie e previa assunzione di sei/sette borracce di Red Bull; in secundis, il libro “tisana-filtrofiore”, mattone da migliaia di pagine, talmente pesante e noioso da favorire un sonno tranquillo e ristoratore; per i più vacanzieri esiste poi il volume “bitch-on-the-beach”, frizzante, spiritoso, estivo, necessariamente scorrevole e appassionante, appunto per distrarre il lettore dai 50 gradi sulla sabbia, agevolare la resistenza alla calura e facilitare quindi la tintarella.
Dulcis in fundo, ma non per ordine di importanza, si arriva alla categoria che preferisco e che da anni è per me fonte di immense soddisfazioni e di sempre nuove consapevolezze: la lettura “da-cesso”.
Da non confondere con la variante “messa-in-piega”, la lettura “da-cesso” si esemplifica in tutta quella stampa scandalistica in cui il gossip e l’inutilità sono mascherati da una patina glamour e bon-ton.
Come farei senza Gente, Oggi, Di Più, o Diva&Donna? E, soprattutto, come potrei aiutare la mia regolarità intestinale senza la rivista procinetica per eccellenza? … CHI.
Con al timone Silvana Giacobini prima, Umberto Brindani poi, e Alfonso Signorini oggi, CHI ha accompagnato le mie evacuazioni per un decennio bello e buono. Ed è proprio grazie a questa prolungata “fedeltà” che mi ritrovo a possedere gli strumenti utili alla creazione di un chiaro quadro sinottico delle evoluzioni subite e dei restyling a cui è stata sottoposta la pubblicazione. Nonostante i cambiamenti e gli innumerevoli personaggi che hanno popolato le sue pagine, anche solo per lo spazio di una stagione, ho tuttavia rilevato la presenza di alcuni “volti” che hanno stoicamente resistito alle intemperie dell’attualità, diventando vere e proprie istituzioni, delle supreme icone trash.
Si tratta di una particolare cricca di celebrities, famose per un cazzo, ma di cui CHI sembra non potere fare a meno di occuparsi, e che fa parte di quel mondo ormai quasi mitologico (tipo, che ne so, Atlandide, Eldorado… ) che è la meravigliosa “Milano-da-bere”, patria del rampantismo Anni 80.
E in questo microcosmo fatto di ricevimenti, feste, salotti buoni e vivacità intellettuale (eh?), si muovono e agiscono gli attori di questa commedia dell’arte: le donne soprattutto, così baraccone e così superbamente kitsch, sono le vere protagoniste della buona società meneghina.
Nonostante la specie denominata “sciùra cagona” si sia diffusa a macchia d’olio nell’ultimo ventennio anche al di fuori del territorio milanese e se ne contino ormai milioni di capi, come accade in ogni classe animale che si rispetti, sono emersi degli esemplari dominanti, pochissimi a dire il vero, che vanno a costituire una vera e propria élite. E tale oligarchia è composta dalle CINQUE BABBIONE REGINE.
Contraddistinte da nomi altisonanti e agghindate con bardature sempre al limite del buon gusto, degne della Lollo dei tempi migliori, per conoscere l’età effettiva delle nostre sgallettate è ormai necessario prenderle, abbatterle e segarle in due per contarne gli anelli come si fa con le sequoie. C’è però da riconoscere loro un forte impegno sociale: dedicano infatti gran parte della loro giornata (circa un’oretta e mezza abbondante) a straordinarie attività filantropiche e culturali, trasudanti generosità e altruismo a fiotti proprio. Il resto del tempo è invece impiegato a non fare, fondamentalmente, una mazza. A meno che il parrucchiere, l’estetista, il massaggiatore e la cartomante non vengano considerate faccende gravose.
Ecco, le babbione vivono così, in una sorta di dimensione ultraterrena, dove una cotonatura perfetta dà un senso ad ogni cosa.
Ma scendiamo nel dettaglio, svelando l’identità di questi numi tutelari del fancazzismo.
Dopo il jump, le schede informative.
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(continua…)